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| STORIA |
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| Il Palazzo dove ha sede l'Accademia
di Belle Arti deve il suo nome, Brera, al termine di origine germanica
"braida" indicante uno spiazzo erboso. Sorto sul luogo di
un convento dell'ordine degli Umiliati, il palazzo passò ai
Gesuiti (1572) che nel secolo successivo ne affidarono la radicale
ristrutturazione a Francesco Maria Richini (dal 1627-28). Soppressa
nel 1772 la Compagnia di Gesù, il palazzo ricevette un nuovo
assetto istituzionale in cui, accanto all'Osservatorio Astronomico
e alla Biblioteca già fondata dai Gesuiti vennero aggiunti
nel 1774 l'Orto Botanico e nel 1776 l'Accademia di Belle Arti. |
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| La
Funzione Innovatrice |
| Mentre
l'architetto Giuseppe Piermarini curava il completamento dell'edificio,
l'accademia iniziava così ad assolvere la sua funzione, secondo
i piani dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria, di sottrarre l'insegnamento
delle Belle Arti ad artigiani e artisti privati sottoponendolo "alla
pubblica sorveglianza ed al pubblico giudizio". |
| Il
patrimonio culturale |
Per poter
insegnare architettura, pittura, scultura, ornato, la scuola doveva
essere provvista di raccolte di opere d'arte (gessi tratti da statue
antiche) che servissero da modelli agli studenti. Per stabilire poi
un legame tra la formazione artistica ed una più vasta preparazione
culturale - secondo quanto era stato auspicato già da Giuseppe
Parini - venne istituita la figura del segretario nella cui carica
si succedettero l'abate Carlo Bianconi (1778-1802) e Giuseppe Bossi
(1802-1807). A quest'ultimo, geniale esempio di letterato artista
dell'età neoclassica, si deve un potente impulso nella vita
dell'Accademia che , durante il periodo napoleonico, conosce un momento
di straordinario vigore vedendo finalmente istituita una propria Biblioteca
e la propria Pinacoteca (con i quadri che venivano sottratti a tutta
Italia tra cui lo "Sposalizio della Vergine"di Raffaello),
riattivata la scuola di incisione e rinsaldato il legame con il mondo
parigino ed europeo grazie alle nomine di soci onorari che nel giro
di pochi anni comprendevano David, Benvenuti, Camuccini, Canova, Thorvaldsen
e l'archeologo Ennio Quirino Visconti. |
| Il
romanticismo e l'unità d'italia |
Durante
la Restaurazione, l'Accademia registra progressivamente le tendenze,
spesso contraddittorie,della cultura romantica: in pittura trionfa
il quadro storico grazie al magistero di Francesco Hayez e si istituisce
la scuola di paesaggio (Giuseppe Bisi) sul modello dei paesaggi storici
dipinti da Massimo D'Azeglio, la cattedra di estetica prende a trasformarsi
in un insegnamento di storia dell'arte vera e propria. Siamo ormai
alle soglie della crisi dell'Accademia che diventerà evidente
subito dopo l'Unità d'Italia quando il mutato clima culturale
(per l'avvento della fotografia e il rifiuto a imparare dai modelli
antichi) porteranno ad abolire il famoso pensionato a Roma riservato
agli allievi migliori e a separare (nel 1882) la gestione della Pinacoteca
da quella dell'Accademia.
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| Le
esposizioni annuali |
| Sempre
alla gestione di Bossi risale l'inizio delle esposizioni annuali (1805),
che furono davvero la maggior manifestazione di arte contemporanea
in Italia durante l'Ottocento perchè offrivano una rassegna
tanto dei lavori degli studenti, stimolati dalla prospettiva dei premi
messi a concorso, quanto delle opere di artisti italiani ed europei,
nonchè l'attività della Commissione di Ornato che svolgeva
un controllo sui pubblici monumenti simile a quello delle odierne
Sopraintendenze. |
| Le
avanguardie |
| Dal 1891
le esposizioni diventeranno triennali mentre la cultura architettonica
consolida i propri modelli (dal 1897 al 1914 è presidente dell'Accademia
Camillo Boito che aveva avuto tra i suoi allievi Luca Beltrami) fino
a rendere autonomo il proprio insegnamento. A vivere il difficile
periodo delle avanguardie, per l'insegnamento di pittura, è
Cesare Tallone, che fu maestro di Carrà e di Funi. |
| Adolfo
Wildt |
| Nel 1923,
con la riforma della scuola promossa da Giovanni Gentile, viene istituito
accanto all'Accademia il Liceo Artistico: negli stessi anni la scuola
di scultura è tenuta da Adolfo Wildt (cui succederanno Francesco
Messina e Marino Marini) che avrà trai suoi allievi due tra
i massimi rinnovatori dell'ambiente artistico milanese negli anni
a venire, Lucio Fontana e Fausto Melotti, mentre per Funi sarà
istituita la cattedra di affresco. |
| Il
Secondo Dopoguerra |
| La difficoltà
di trovare un assetto istituzionale rispondente alle sempre mutate
condizioni culturali (già prima dell'ultima guerra esisteva
un insegnamento di pubblicità alla serale Scuola degli Artefici)
diventa sempre più evidente nel secondo dopoguerra quando l'Accademia
riapre i suoi corsi grazie alla direzione di Aldo Carpi: se ne è
fatto interprete negli ultimi decenni Guido Ballo, come professore
di Storia dell'Arte, e accanto a lui maestri di scultura come Alik
Cavaliere e Andrea Cascella e di pittura come Mauro Reggiani, Domenico
Cantatore, Pompeo Borra e Domenico Purificato. |
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